Aiuta i cristiani a tornare a casa loro

2) Quello che è avvenuto in Iraq è stato un genocidio*

*Lo conferma il Parlamento Europeo e il Ministero degli Esteri degli USA

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San Tommaso ha evangelizzato l’Iraq –l’antica Mesopotamia- nel corso del I secolo

I cristiani dell’Iraq parlano aramaico, la lingua di Gesù

La tua offerta è molto importante!

Con 30 CHF assicura la spesa alimentare a una famigli di profughi per 15 giorni. 12’970 case sono state gravemente danneggiate o distrutte. 9’320 sono quelle che verranno ricostruite. La ricostruzione di un edificio costa mediamente 7’000 CHF. Ogni contributo è importante.

Voglio donare!  

Fino al 2003 abitavano in Iraq 1,5 milioni di cristiani. Oggi sono solo ancora 250'000.

Più

Iraq: “Siamo di fronte ad un genocidio!”

 

” Padre Andrzej Halemba si occupa del dossier “Medio Oriente” per “Aiuto alla Chiesa che Soffre”. Nel 2014, poco dopo l’invasione della Pianura di Ninive da parte dell’Isis, si è recato presso i cristiani iracheni sfollati: “E’ la situazione più tragica che ho mai incontrato in vita mia.”

 

Di Oliver Maksan

 

“Aiuto alla Chiesa che Soffre”: “Padre Halemba, lei si è appena recato in Iraq. C’è ancora speranza per i cristiani iracheni?”

 

“Si tratta di una situazione molto difficile. Non c’è dubbio che siamo di fronte ad un genocidio. Si parla di “genocidio” non solo se vengono uccise delle persone, ma anche se viene uccisa l’anima di un popolo. E questo è quanto è successo in Iraq. Non avevo mai visto nulla di simile! Ho incontrato persone che erano distrutte fin dentro la loro anima. Mi era già capitato di incontrare persone che avevano perso tutto. Ma in Iraq questo è successo più e più volte. E oggi queste persone non riescono più ad alzare la testa. Tutti hanno subito traumi inenarrabili. In genere, nelle situazioni drammatiche, sono le donne le prime che riescono a reagire. Ma in Kurdistan ho visto donne che avevano lo sguardo vuoto, perso nel nulla. Non avevano neppure più lacrime per piangere. Mai ho incontrato un popolo così prostrato. Gli uomini, invece, erano arrabbiati. Aggressivi. Avevano perso il loro ruolo di padri, di protettore del nucleo famigliare e ora erano costretti a elemosinare ogni cosa, senza vedere dinnanzi a loro alcuna prospettiva.

 

“Aiuto alla Chiesa che Soffre”: In questo momento, secondo delle stime da parte delle Chiese, i cristiani in fuga sono circa 120’000. Lei crede che ricevano l’aiuto e l’assistenza di cui hanno bisogno?

 

“I cristiani non sono stati aiutati né dal governo centrale dell’Iraq, né dal governo regionale del Kurdistan. E anche per questo si sentono dei cittadini di serie B. Anche questo li ha profondamente feriti. Sostanzialmente hanno dovuto fare tutto da soli, senza aiuto esterno da parte di nessuno, eccetto che dalle Chiese. Vescovi, sacerdoti, religiosi, ma anche laici impegnati fanno e hanno fatto quello che hanno potuto.”

 

“Aiuto alla Chiesa che Soffre”: Qual è oggi la sfida più grande?

 

L’inverno è alle porte e in Kurdistan le temperature possono scendere di molto sotto lo zero. Già ora sono iniziate le piogge. In questo momento, con “Aiuto alla Chiesa che Soffre” stiamo trasferendo le persone dalle tende nei container. Ma a mio avviso, la sfida maggiore sta nella mentalità della gente. Vogliono lasciare l’Iraq e il Medio Oriente per sempre. E’ proprio da quei che dobbiamo iniziare a ridare loro nuova speranza e fiducia.”

 

“Aiuto alla Chiesa che Soffre”: In che modo?

 

“Innanzitutto facendo in modo che tornino a credere in un futuro possibile, nella loro bella e antica patria. La comunità internazionale deve fare pressione affinché il governo di Bagdad venga rafforzato e includa tutte le religioni e i gruppi etnici presenti sul territorio. Solo così si può pensare di vincere contro l’Isis.”

 

“Aiuto alla Chiesa che Soffre”: in che modo “aiuto alla Chiesa che Soffre” intende sostenere ed aiutare i cristiani in Iraq?

 

“Abbiamo messo a disposizione 4 milioni e mezzo di CHF per aiutare la gente e dare loro nuova speranza. Soprattutto la situazione logista dev’essere migliorata. Non è raro vedere anche una ventina di persone spartirsi il medesimo spazio abitativo. E questo, non è tollerabile alla lunga. Per questo motivo paghiamo l’affitto di case e appartamenti dignitosi ad Erbil, a Dohku e a Zakho. In questo modo garantiamo alle famiglie qualche metro quadrato di spazio tutto per loro. Poi c’è da pensare ai bambini: devono andare a scuola non stare in strada! In questo momento stiamo costruendo 8 scuole per 900 alunni. Vedere che almeno i bambini ritrovano una sorta di normalità, aiuta tutti! Se vanno a scuola riescono più facilmente a dimenticare quanto hanno visto e vissuto. Ed è chiaro che i bambini ci stanno a cuore in maniera specialissima. Visto che siamo ormai in prossimità del Natale vogliamo che possano viverlo nella gioia. Porteremo regali per 15’000 bambini. Ogni pacchetto ha un valore di circa 25 CHF e ci saranno molti volontari a distribuirli. E questo farà sentire ai bambini che sono nel cuore di tanti donatori da tutti il mondo.”

L’Isis ha distrutto volutamente edifici religiosi e culturali, così come i villaggi e le case di centinaia di famiglie cristiane.

La pianura di Ninive, luogo-simbolo del cristianesimo delle origini, è stata saccheggiata e distrutta dall’occupazione dell’Isis nel 2014, costringendo alla fuga oltre 100 mila cristiani. L’occupazione delle truppe è durata 2 anni.

Living for two years under the occupation of the Islamic State

Due anni sotto l’occupazione dell’Isis.

 

Di Jaco Klamer, per “Aiuto alla Ciesa che Soffre”

 

Verso la fin del 2016, Ismail e sua madre Jandark Behnam Mansour (55) fuggirono da Mossul, dopo aver vissuto due anni sotto il regime del terrore dell’Isis. Oggi i due abitano ad Erbil, nel nord dell’Iraq, nella zona del Kurdistan autonomo. Ci raccontano la loro storia, ripercorrendo per noi i due anni vissuti sotto il sedicente Stato Islamico.

 

“Mia madre ed io abitavamo a Bartella, uno dei paesi cristiani della Pianura di Ninive”, inizia a raccontare il ragazzo. Una mattina in agosto, al nostro risveglio, l’Isis aveva preso il potere. Abbiamo cercato di fuggire, ma gli jihadisti ci hanno scoperti, ci hanno preso tutti e ci hanno portati a Mossul.”

 

“Ho avuto molta paura”, prosegue la madre, che è vedova. “Presero le nostre generalità e ci portarono con loro. Non avevamo idea di dov’eravamo e di che cosa ci avrebbero fatto. Qualche tempo dopo, ci permisero di ritornare a Bartella, ma al posto di blocco ci imposero di convertirci all’Islam. Quando ci siamo rifiutati, ci hanno picchiati. Mio figlio fu messo in prigione: aveva solo 14 anni.”

 

“Sì”,conferma Ismail, “mi hanno portato nella prigione di Bartella. Un giorno, proprio davanti ai miei occhi, hanno ammazzato uno sciita. I terroristi mi hanno detto: “Se non ti converti, ti uccidiamo come abbiamo ucciso lui”. E allora mi sono convertito. O almeno ho fatto finta… nel senso che continuavamo ad essere cristiani ma senza farci scoprire”.

 

Lasciati liberi e ritrovatisi, per madre e figlio inizia una vera e propria odissea. Da Bartella si spostarono dapprima in diversi quartieri a Mossul, poi a Bazway, un tiro di schioppo da Mossul.

 

“Lì abbiamo ricevuto dall’Isis un documento che attestava che eravamo musulmani” continua il suo racconto Isamil, “così potevo muovermi per le strade di Mossul, Ma lì si rischiava la vita. Un giorno sono stato picchiato perché i miei pantaloni erano troppo lunghi.

 

Una mattina presto, mentre mi stavo recando alla mosche con gli jihadisti, trovammo la strada sbarrata. Ci sorpassarono degli uomini vestiti con tute color arancione seguiti da una gruppo di ragazzini che imbracciavano dei fucili. Ad un certo punto i ragazzini spararono loro, tra alte grida di giubilo.”

 

Una mattina presto, mentre mi stavo recando alla mosche con gli jihadisti, trovammo la strada sbarrata. Ci sorpassarono degli uomini vestiti con tute color arancione seguiti da una gruppo di ragazzini che imbracciavano dei fucili. Ad un certo punto i ragazzini spararono loro, tra alte grida di giubilo.” Un’altra volta si trovò schiacciato tra la folla: c’era un donna con mani e piedi legati. I jihadisti la accerchiarono e le gettarono addosso delle pietre finché non morì.

 

“Ad un certo punto” racconta ancora Ismail, “gli uomini dell’Isis mi misero in un campo di prigionia. Fui costretto a farmi crescere capelli e barba e mia mamma ad indossare il burka e le fu vietato di scendere in strada. Volevano che mi sposassi in modo da “diventare uno di loro”. Io mi opposi. Dissi di essere troppo giovane. Ma questo non li impressionò. C’erano addirittura ragazzini di tredici anni che erano già sposati. Volevano che mi alleassi con loro. Erano convinti che il sedicente Stato Islamico avrebbe vinto su tutto e tutti.

 

“Mio figlio fu costretto a praticare l’islam ed io fui torturata perché non sapevo nulla dell’ Corano e dell’Islam”, aggiunge Jandark. “Mi vergogno di essermi lasciato indurre a seguire il corano” dice Ismail.

 

Gli uomini dell’Isis mi facevano pregare, mi hanno dato un tappeto della preghiera dicendomi di pregare Allah. Gli uomini venivano obbligati, ad andare alla mosche, il venerdì. Tutti coloro che venivano trovati per strada durante le preghiere del venerdì,venivano picchiati. Nella moschee ci dicevano che gli Assiri erano persone pessime e che i cristiani praticavano una fede sbagliata. Mia madre avrebbe dovuto pregare a casa. Lei pregava: ma non pregava Allah.

 

“Un giorno gli jihadisti trovarono la croce che nascondevo sotto i vestiti. Mi picchiarono e per un mese dovetti studiare il corano. Mi interrogavano, e tutte le volte che non sapevo rispondere mi picchiavano. E così succedeva anche a mia madre, perché non aveva studiato bene.

 

Qualche tempo dopo, udimmo che avevano liberato Karakosch, un’altra città della Piana di Ninive che l’Isis aveva occupato e che le truppe di liberazione avevano anche scacciato le truppe dell’Isis da Bartella. Poco tempo dopo iniziarono i bombardamenti di Mossul. Molta gente scappò. Scapparono anche gli uomini dell’Isis. Nella ritirata portarono con sé anche alcune persone come ostaggio: tra cui me e mia mamma. Per tre giorni rimanemmo in loro ostaggio.

 

Poi la violenza dei combattimenti li costrinse a disfarsi di noi. Di nuovo sentimmo che l’esercito regolare stava avanzando. Con un taxi raggiungemmo il fronte, in direzione della libertà. Di nuovo finimmo nelle mani degli jihadisti. Ancora una volta fuggimmo e ancora una volta arrivammo fino al fronte: c’erano dei cecchini che ci sparavano addosso. Cercammo rifugio in una casa. Potemmo uscire solo ore dopo, quando i fucili smisero di sparare. Uscimmo in strada sventolando uno straccio bianco. I soldati dell’esercito di liberazione iracheno ci vennero incontro. Eravamo finalmente salvi.

Processo di ricostruzione nella Piana di Ninive

Qualche cifra sulla situazione a Ninive + Telleskuf + Baqofa + Batnaya + Telekef + Bahzani + Bashiqua + Bartella + Karamless + Bakhdida

Processo di ricostruzione nella Piana di Ninive

  • 12970

    Damaged Houses
  • 1233

    Totally Destroyed
  • 3521

    Burnt
  • 8216

    Partially Damaged
  • 9320

  • Number of Houses Registered to be Renovated
  • 232

  • Number of Houses Actually Being Renovated
  • 342

  • 2%

    Properties already restored
  • 14880

  • Number of families prior to 2014
  • 3365

  • Number of Christians Returned
  • 599

  • 4%

    Families returned to Nineveh Plains

Telleskuf

Restoration Process and Returnees

772 Created with Sketch.

Families already returned

3860 Created with Sketch.

Christians already returned

1268

Damaged

  • 69

    Houses Totally Destroyed

  • 95

    Houses Burnt

  • 1104

    Houses Partially Damaged

  • 50

    Number of houses actually being renovated

  • 1147

    Number of houses registered to be renovated

Batnaya

Restoration Process and Returnees

0 Created with Sketch.

Families already returned

0 Created with Sketch.

Christians already returned

967

Damaged

  • 520

    Houses Totally Destroyed

  • 105

    Houses Burnt

  • 342

    Houses Partially Damaged

  • 0

    Number of houses actually being renovated

  • 572

    Number of houses registered to be renovated

Karamless

Restoration Process and Returnees

2 Created with Sketch.

Families already returned

12 Created with Sketch.

Christians already returned

754

Damaged

  • 89

    Houses Totally Destroyed

  • 241

    Houses Burnt

  • 424

    Houses Partially Damaged

  • 12

    Number of houses actually being renovated

  • 754

    Number of houses registered to be renovated

Telekef

Restoration Process and Returnees

0 Created with Sketch.

Families already returned

0 Created with Sketch.

Christians already returned

443

Damaged

  • 231

    Houses Totally Destroyed

  • 56

    Houses Burnt

  • 156

    Houses Partially Damaged

  • 23

    Number of houses actually being renovated

  • 23

    Number of houses registered to be renovated

Mosul

Restoration Process and Returnees

0 Created with Sketch.

Families already returned

0 Created with Sketch.

Christians already returned

0

Damaged

  • 0

    Houses Totally Destroyed

  • 0

    Houses Burnt

  • 0

    Houses Partially Damaged

  • 0

    Number of houses actually being renovated

  • 0

    Number of houses registered to be renovated

Alqosh

Restoration Process and Returnees

0 Created with Sketch.

Families already returned

0 Created with Sketch.

Christians already returned

0

Damaged

  • 0

    Houses Totally Destroyed

  • 0

    Houses Burnt

  • 0

    Houses Partially Damaged

  • 0

    Number of houses actually being renovated

  • 0

    Number of houses registered to be renovated

Bakhdida

Restoration Process and Returnees

430 Created with Sketch.

Families already returned

1813 Created with Sketch.

Christians already returned

6727

Damaged

  • 115

    Houses Totally Destroyed

  • 2412

    Houses Burnt

  • 4200

    Houses Partially Damaged

  • 175

    Number of houses actually being renovated

  • 6835

    Number of houses registered to be renovated

Bartella

Restoration Process and Returnees

7 Created with Sketch.

Families already returned

35 Created with Sketch.

Christians already returned

1813

Damaged

  • 94

    Houses Totally Destroyed

  • 347

    Houses Burnt

  • 1372

    Houses Partially Damaged

  • 27

    Number of houses actually being renovated

  • 1823

    Number of houses registered to be renovated

Bashiqua

Restoration Process and Returnees

4 Created with Sketch.

Families already returned

20 Created with Sketch.

Christians already returned

580

Damaged

  • 50

    Houses Totally Destroyed

  • 195

    Houses Burnt

  • 335

    Houses Partially Damaged

  • 5

    Number of houses actually being renovated

  • 5

    Number of houses registered to be renovated

Bahzani

Restoration Process and Returnees

6 Created with Sketch.

Families already returned

30 Created with Sketch.

Christians already returned

310

Damaged

  • 60

    Houses Totally Destroyed

  • 70

    Houses Burnt

  • 180

    Houses Partially Damaged

  • 4

    Number of houses actually being renovated

  • 4

    Number of houses registered to be renovated

Baqofa

Restoration Process and Returnees

34 Created with Sketch.

Families already returned

170 Created with Sketch.

Christians already returned

108

Damaged

  • 5

    Houses Totally Destroyed

  • 0

    Houses Burnt

  • 103

    Houses Partially Damaged

  • 0

    Number of houses actually being renovated

  • 82

    Number of houses registered to be renovated

Persecuzione e fuga dei cristiani

Aiutate i cristiani iracheni!

Aiutateli a sopravvivere nel nord dell’Iraq e a mantenere la speranza di poter rientrare nei loro villaggi

Migliaia di famiglie cristiane si trovano ad essere profughi nel loro stesso Paese. La loro sopravvivenza dipende dalla generosità di altri cristiani.

What is the current situation of the Christian IDPs in Erbil?

Qual è oggi la situazione degli sfollati iracheni?

 

ACN commissioned a Damage Assessment Survey to catalogue the level of destruction of almost 13,000 homes as well as the damage to schools, health clinics and religious buildings.

 

According to another survey carried out by ACN, 41% of displaced Christians in Erbil want to return to their native villages and 46% are considering it.

 

250 million dollars are needed for the rebuilding of almost 13,000 homes in the Nineveh Plains.

 

ACN is appealing to the international community for a «Marshall Plan» for Iraq so that thousands of displaced people can return to their homes.

 

The NRC (Nineveh Reconstruction Committee) was established on 27 March 2017 and it unites the three main Christian Churches in the area (Syriac Orthodox, Syriac Catholic and Chaldean Catholic).

 

Its objective is to rebuild the homes belonging to the internally displaced Christians who fled their villages in the Nineveh Plains.

 

In 3 villages in the Nineveh Plains ACN has already begun the reconstruction of the first 105 houses belonging to displaced Christians families.

Circa 95 mila cristiani sfollati della regione di Erbil necessitano aiuti alimentari.

Più della metà sono donne, bambini ed anziani.

A parte l’aiuto che viene loro da organizzazioni religiose, i profughi cristiani non percepiscono alcun aiuto da parte dello Stato (il loro, o quello da cui sono stati accolti) o da organizzazioni internazionali.

Since March 2016 ACN has been the only international organisation regularly supporting the Christian IDPs in northern Iraq

Anche tu puoi sostenere questi profughi. Abbiamo bisogno di aiuto, per poter continuare a sostenere 12 mila famiglie profughe assicurando loro cibo e abitazioni.

Ritorno alle radici

Aiutare i cristiani a fare ritorno nella loro terra e nelle loro case.

www.nrciraq.org

Senza aiuti dall’esterno i cristiani d’Iraq sono destinati a scomparire.

Se perdiamo ora l’occasione di aiutare le famiglie cristiane d’Iraq, queste lasceranno l’Iraq per sempre. E questa sarebbe una sconfitta per tutti!

L’importanza dei cristiani in ambito storico, politico e culturale, è enorme Per aiutarli a fare ritorno alla loro terra, “Aiuto alla Chiesa che Soffre” ha creato il comitato “Per la ricostruzione di Ninive” (CRN).

Back to the roots: can the Christians return to Nineveh?

Ritorno alle origini: i cristiani possono far ritorno nella Pianura di Ninive?

 

“Aiuto alla Chiesa che Soffre” ha chiesto una stima ufficiale per quantificare e documentare i danni a 13 mila abitazioni, a scuole, ospedali, edifici religiosi….

 

Secondo un altro studio, fatto eseguire da “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, il 41% degli abitanti sfollati da Erbil vogliono far ritorno a casa.

 

Ci vogliono 250 milioni di CHF per rendere di nuovo abitabili le 13 mila case danneggiate e distrutte nella Pianura di Ninive.

 

“Aiuto alla Chiesa che Soffre” attira l’attenzione della comunità internazionale sull’urgente necessità di creare un “Piano Marshall” per la ricostruzione e perché 13 mila persone possano far ritorno alle loro case.

 

Il comitato per la Ricostruzione di Ninive (CRN) è stato fondato il 27 marzo del 2017 e coinvolge le tre grandi Chiese presenti nella regione: la siro-ortodossa, la siro-cattolica e quella cattolica caldea.

 

L’obiettivo condiviso risiede nel voler ridare delle case a tutti i cristiani costretti a lasciare la Pianura di Ninive.

 

In tre villaggi della zona, “Aiuto alla Chiesa che Soffre” ha già avviato l’opera di ricostruzione delle prime case.

“Sono nato in questa terra e ha trascorso tutta la mia vita qui. Per nessun motivo vorrei dover lasciare questa mia terra. Mai. La mia fede in Cristo mi dà la forza di rimanere in questa terra.”

La testimonianza di un contadino di Karakosch

“Gesù Cristo è la roccia che ci dà la forza. Dobbiamo rimanere saldi: è la nostra terra e la nostra eredità. Siamo felici di avere al nostro fianco un’ organizzazione come “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.”

Yohanna Petros Mouche, arcivescovo siro-cattolico di Mossul

“Il Signore ci ha protetti dall’Isis…vorrei tornare perché lì ci sono le nostre case, le nostre chiese, perché là è la nostra patria.”

Testimonianza della ragazza universitaria Rahma Jacob di Erbil

Aiutaci a mantenere il cristianesimo in Iraq.

Con il tuo aiuto il sogno di migliaia di cristiani d’Iraq diventa realtà.

1 1
cristiani rifiutati

Vittime di genocidio, costretti ad abbandonare le loro case e fuggire dinnanzi all’avanzata dell’Isis, 100 mila cristiani vivono oggi da sfollati in Iraq.

Aiutaci a creare le condizioni perché questi cristiani possano far ritorno nella loro terra, ricostruendo le loro case, le loro chiese, i loro villaggi.

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